Collegati con noi

Esteri

Putin avverte: ci riprenderemo i territori persi

Pubblicato

del

La controffensiva ucraina sul terreno sembra inarrestabile ma Mosca avverte che riprendera’ tutti i territori delle nuove regioni annesse “temporaneamente abbandonati” dalle truppe russe, sfoderando poi una serie di decreti firmati direttamente da Vladimir Putin, a partire da quello con cui lo zar si e’ preso di fatto anche la centrale nucleare di Zaporizhzhia, inserendola tra “gli asset federali della Russia”. La mossa era stata anticipata in mattinata dalle parole del vice ministro degli Esteri Sergei Vershinin, secondo cui l’impianto “si trova ora”, dopo l’annessione dell’oblast, “in territorio russo e di conseguenza deve operare sotto la supervisione delle nostre agenzie competenti”. Nello scontro sulla centrale atomica piu’ grande d’Europa resta acceso uno dei focolai piu’ pericolosi del conflitto, mentre il capo dell’Aiea, Rafael Grossi, e’ partito per le sue annunciate tappe a Kiev e Mosca, dove vuole discutere della creazione di una zona protetta attorno all’impianto, un passo “piu’ urgente che mai”, ha affermato. “La situazione in Donbass sara’ stabilizzata. La Russia potra’ far sviluppare questi territori tranquillamente”, ha annunciato Putin. Ma i messaggi di Mosca non si fermano qui: Ramzan Kadyrov, luogotenente dello zar in Cecenia, accusato di gravissime violazioni dei diritti umani e sotto sanzioni di Ue e Usa, ha dichiarato nel giorno del suo compleanno di essere stato insignito del grado di colonnello generale. Lo ha annunciato lui stesso sul suo canale Telegram. “Voglio condividere con voi un’altra buona notizia. Il presidente della Russia mi ha conferito il grado di colonnello generale. Il decreto e’ stato emesso con il numero 709. Vladimir Vladimirovich me ne ha informato personalmente e si e’ congratulato con me”, ha gongolato Kadyrov. Non si tratta di un dettaglio da poco: con il premio al falco per eccellenza, che nelle ultime settimane ha criticato l’inettitudine dei generali russi in Ucraina ed evocato l’arma nucleare tattica come possibile soluzione, il Cremlino ha mandato un segnale forte e chiaro. Tornando poi ad accusare gli Usa di essere “direttamente coinvolti nel conflitto”, in riferimento alle dichiarazioni del Pentagono sul possibile uso dei missili Himars da parte di Kiev contro obiettivi in Crimea: “Creano una situazione pericolosa”, ha avvertito il portavoce Dmitri Peskov. Le truppe di Kiev intanto stanno facendo “progressi impressionanti” sul terreno, per usare le parole del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, ma le indicazioni vengono da piu’ parti. L’intelligence britannica, nel suo ultimo rapporto, sottolinea che “l’Ucraina continua a fare progressi nelle operazioni offensive lungo il fronte nord-orientale e meridionale. Nel nord-est, nell’oblast di Kharkiv, l’Ucraina ha ora consolidato una vasta area di territorio a est del fiume Oskil”, mentre dal fronte ucraino si segnala che “la liberazione della regione di Lugansk e’ iniziata e diversi insediamenti sono gia’ stati liberati dagli invasori russi”, stando all’annuncio del capo dell’amministrazione militare regionale Sergy Gaidai in un videomessaggio. Stoltenberg dal canto suo ha riferito su Twitter di aver parlato con il presidente ucraino Zelensky elogiando “il coraggio del popolo e delle forze armate ucraine per gli impressionanti progressi nel riconquistare il loro territorio dagli aggressori russi”. E ha aggiunto: “La Russia deve fermare la guerra che ha iniziato. La Nato sosterra’ e intensifichera’ il sostegno all’Ucraina per tutto il tempo necessario”. A Mosca infine l’ambasciatore italiano Giorgio Starace ha incontrato il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov, ha fatto sapere il ministero degli Esteri russo. Nella nota si sottolinea che “le parti hanno discusso l’attuale situazione nelle relazioni tra la Russia e l’Occidente e i mezzi per allentare le tensioni internazionali”. L’incontro, si aggiunge nel comunicato, e’ avvenuto su iniziativa della parte italiana.

Advertisement
Continua a leggere

Esteri

Pam Bondi, fedelissima di Trump a ministero Giustizia

Pubblicato

del

Donald Trump nomina la fedelissima Pam Bondi a ministra della Giustizia. L’ex procuratrice della Florida ha collaborato con il presidente eletto durante il suo primo impeachment. “Come prima procuratrice della Florida si è battuta per fermare il traffico di droga e ridurre il numero delle vittime causate dalle overdosi di fentanyl. Ha fatto un lavoro incredibile”, afferma Trump sul suo social Truth annunciando la nomina, avvenuta dopo il ritito di Matt Gaetz travolto da scandali a sfondo sessuale. “Per troppo tempo il Dipartimento di Giustizia è stato usato contro di me e altri repubblicani. Ma non più. Pam lo riporterà al suo principio di combattere il crimine e rendere l’America sicura.

E’ intelligente e tosta, è una combattente per l’America First e farà un lavoro fantastico”, ha aggiunto il presidente-eletto. Bondi è stata procuratrice della Florida fra il 2011 e il 2019, quando era governatore Rick Scott. Al momento presiede il Center for Litigation all’America First Policy Institute, un think tank di destra che sta lavorando con il transition team di Trump sull’agenda amministrativa. Come procuratrice della Florida si è attirata l’attenzione nazionale per i suoi tentativi di capovolgere l’Obamacare, ma anche per la decisione di condurre un programma su Fox mentre era ancora in carica e quella di chiedere al governatore Scott di posticipare un’esecuzione per un conflitto con un evento di raccolta fondi.

La nomina di Bondi arriva a sei ore di distanza dal ritiro di Gaetz dalla corsa a ministro della Giustizia dopo le nuove rivelazioni sullo scandalo sessuale che lo ha travolto. Prima dell’annuncio, l’ex deputato della Florida era stato contattato da Trump che gli aveva riferito che la sua candidatura non aveva i voti necessari per essere confermata in Seanto. Almeno quattro senatori repubblicani, infatti, si era espressi contro e si erano mostrati irremovibili a cambiare posizione. Il nome di Bondi, riporta Cnn, era già nell’iniziale lista dei papabili ministro alla giustizia stilata prima di scegliere Gaetz. Quando l’ex deputato ha annunciato il suo passo indietro, il nome di Bondi è iniziato a circolare con insistenza fino all’annuncio.

Continua a leggere

Esteri

Da Putin a Gheddafi, i leader nel mirino dell’Aja

Pubblicato

del

Con il mandato d’arresto spiccato contro il premier israeliano Benyamin Netanyahu, insieme all’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, si allunga la lista dei capi di Stato e di governo perseguiti dalla Corte penale internazionale con le accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Da Muammar Gheddafi a Omar al Bashir, e più recentemente Vladimir Putin. Ultimo in ordine di tempo era stato appunto il presidente russo, accusato nel marzo del 2023 di “deportazione illegale” di bambini dalle zone occupate dell’Ucraina alla Russia, insieme a Maria Alekseyevna Lvova-Belova, commissaria per i diritti dei bambini del Cremlino.

Sempre a causa dell’invasione dell’Ucraina nel mirino della Corte sono finiti in otto alti gradi russi, tra cui l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu e l’attuale capo di stato maggiore Valery Gerasimov: considerati entrambi possibili responsabili dei ripetuti attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine. Prima di Putin, nel 2011 l’Aja accusò di crimini contro l’umanità Muammar Gheddafi, ma il caso decadde con la morte del rais libico nel novembre dello stesso anno.

Un simile provvedimento fu emesso per il figlio Seif al Islam e per il capo dei servizi segreti Abdellah Senussi. Tra gli altri leader di spicco perseguiti, l’ex presidente sudanese Omar al Bashir: nel 2008 il procuratore capo della Corte Luis Moreno Ocampo lo accusò di essere responsabile di genocidio e crimini contro l’umanità e della guerra in Darfur cominciata nel 2003. Anche Laurent Gbagbo, ex presidente della Costa d’Avorio, è finito all’Aja, ma dopo un processo per crimini contro l’umanità è stato assolto nel 2021 in appello.

Nel 2016 la Corte penale internazionale ha condannato l’ex vicepresidente del Congo, Jean-Pierre Bemba, per assassinio, stupro e saccheggio in quanto comandante delle truppe che commisero atrocità continue e generalizzate nella Repubblica Centrafricana nel 2002 e 2003. Il signore della guerra ugandese Joseph Kony, che dovrebbe rispondere di ben 36 capi d’imputazione tra cui omicidio, stupro, utilizzo di bambini soldato, schiavitù sessuale e matrimoni forzati, è la figura ricercata dalla Cpi da più tempo: il suo mandato d’arresto venne spiccato nel 2005. Tra gli altri dossier aperti e su cui indaga l’Aja c’è l’inchiesta sui crimini contro la minoranza musulmana dei Rohingya in Birmania. Un’altra indagine è quella su presunti crimini contro l’umanità commessi dal governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro. E non è solo l’Aja ad aver processato capi di Stato e di governo: nel 2001, l’ex presidente Slobodan Milosevic fu accusato di crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Arrestato, morì d’infarto in cella all’Aja nel 2006, prima che il processo potesse concludersi.

Continua a leggere

Esteri

Mandato di arresto della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu e Gallant: accuse e reazioni

Pubblicato

del

La Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. La decisione riguarda le accuse legate alle azioni militari israeliane durante la guerra a Gaza e ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale.

Le accuse della Corte Penale Internazionale

Secondo la Camera preliminare I della CPI, esistono fondati motivi per ritenere che azioni come il blocco dell’accesso a cibo, acqua, elettricità e forniture mediche abbiano creato condizioni di vita tali da causare la morte di civili nella Striscia di Gaza, inclusi bambini.

La corte ha precisato che, pur non potendo confermare tutti gli elementi necessari per configurare il crimine di sterminio come crimine contro l’umanità, ha riscontrato prove sufficienti per l’accusa di omicidio come crimine contro l’umanità.

La reazione di Israele

La decisione della CPI è stata duramente criticata dal presidente israeliano Isaac Herzog, che l’ha definita un “giorno buio per la giustizia e l’umanità”. Secondo Herzog, la decisione è “presa in malafede” e rappresenta una distorsione della giustizia internazionale.

Il presidente ha anche evidenziato che:

  • La corte “ignora la difficile situazione degli ostaggi israeliani” detenuti da Hamas.
  • Non considera l’uso di civili come scudi umani da parte di Hamas.
  • Trascura il diritto di Israele a difendersi dopo l’attacco subito.

Herzog ha inoltre accusato la CPI di schierarsi con il terrore anziché con la democrazia e la libertà, sottolineando il rischio di destabilizzazione regionale causato dall’”impero iraniano del male”.

Le implicazioni della decisione

La decisione della CPI ha messo in discussione il delicato equilibrio tra il diritto internazionale e la sovranità nazionale. Da un lato, le accuse sottolineano presunte violazioni del diritto umanitario internazionale; dall’altro, il governo israeliano sostiene che la corte stia ignorando le circostanze che hanno portato al conflitto, come gli attacchi subiti e la necessità di difesa.

Questo mandato di arresto solleva interrogativi su come le istituzioni internazionali possano bilanciare il perseguimento della giustizia con il riconoscimento delle complessità dei conflitti moderni.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto