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Emergenza abitativa a Capri, la Parrocchia di Santo Stefano sfratta locali e sull’isola è polemica

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La Parrocchia Santo Stefano di Capri è al centro di polemiche e critiche per la gestione degli immobili di sua proprietà in un momento di grave emergenza abitativa sull’isola. L’Unione Nazionale Consumatori (UNC) interviene nella vicenda, sollevando dubbi sul rispetto delle volontà dei benefattori che hanno donato proprietà alla Parrocchia per scopi sociali.

La nuova gestione della Parrocchia ha avviato procedure di sfratto e inviti bonari per liberare gli immobili occupati, coinvolgendo famiglie capresi meno abbienti e associazioni di volontariato. Questo avviene in un contesto di estrema difficoltà abitativa sull’isola, dove la scarsità di alloggi disponibili è già un problema significativo.

Le famiglie coinvolte lamentano aumenti dei canoni di locazione e sfratti motivati non da morosità, ma da scelte contrattuali. Una madre di due figli racconta che la Parrocchia ha avviato la procedura di sfratto per la sua famiglia nonostante la sua situazione di lavoro stagionale e il tentativo di raddoppiare il canone di locazione.

Inoltre, l’UNC rivela che alcuni immobili della Parrocchia, precedentemente destinati a associazioni di volontariato, potrebbero essere convertiti in case vacanze. Proposte di affitto da parte di imprenditori provenienti dalla Penisola sollevano preoccupazioni sul futuro di questi spazi, indicando una possibile trasformazione in strutture ricettive extralberghiere.

L’Unione Nazionale Consumatori, attraverso una lettera indirizzata al nuovo parroco Don Pasquale Irolla, chiede una verifica accurata sul rispetto delle volontà dei donatori. Invita inoltre la Parrocchia a predisporre un regolamento per le assegnazioni degli immobili, assicurando che vengano destinati a chi ne ha effettivamente bisogno, in linea con il ruolo assistenziale tradizionale della Chiesa.

La Commissione Episcopale Italiana, rappresentata dal Cardinale Zuppi, ha anche rilevato il problema più ampio delle città turistiche, dove la preferenza per trasformare gli appartamenti in bed and breakfast ha contribuito alla carenza di alloggi a prezzi accessibili.

In risposta alle accuse, la Parrocchia Santo Stefano è ora sotto pressione per rispondere alle richieste dell’UNC e dimostrare un impegno continuo per l’assistenza sociale, in sintonia con gli insegnamenti di Papa Francesco. La questione mette in evidenza la delicatezza della gestione degli immobili ecclesiastici in un momento di crisi abitativa, richiamando l’attenzione sul rapporto tra proprietà privata e ben comune.

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Consulta, illegittima residenza nella Regione per taxi-Ncc

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La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge della Regione Umbria del 1994 che prevedeva il requisito “di essere residente in uno dei Comuni della Regione Umbria” come necessario al fine dell’iscrizione nel ruolo dei conducenti per il servizio di taxi e per quello di noleggio di veicoli con conducente (Ncc).

Lo rende noto la Corte Costituzionale. La disposizione, antecedente alla riforma del Titolo V della Costituzione, era stata censurata dal Tar Umbria in quanto ritenuta lesiva del principio di ragionevolezza nonché dell’assetto concorrenziale del mercato degli autoservizi pubblici non di linea, giacché d’ostacolo al libero ingresso di lavoratori o imprese nel “bacino lavorativo” regionale.

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Dati rubati: oggi a Milano l’interrogatorio di Del Vecchio jr

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E’ stato fissato per oggi pomeriggio un interrogatorio, davanti ai pm, di Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica in evidenza) – 29 anni e uno dei figli del patron di Luxottica morto nel 2022 – indagato nell’inchiesta milanese sui presunti dossieraggi illegali per concorso in accessi abusivi a sistema informatico. L’interrogatorio, da quanto si è saputo, è stato richiesto dallo stesso Del Vecchio per difendersi dalle accuse e chiarire. L’audizione si terrà, da quanto si è appreso, non al Palazzo di Giustizia milanese ma in un altro luogo, una caserma degli investigatori.

“Dalle imputazioni preliminari e dall’esito negativo della perquisizione, il dottor Del Vecchio sembrerebbe essere piuttosto persona offesa. Altri, infatti, sarebbero eventualmente i responsabili di quanto ipotizzato dagli inquirenti”, aveva già spiegato l’avvocato Maria Emanuela Mascalchi, che aveva parlato della “infondatezza delle accuse ipotizzate a proprio carico”.

Stando agli atti dell’indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Varese, del pm della Dda Francesco De Tommasi e del collega della Dna Antonello Ardituro, Nunzio Samuele Calamucci, hacker arrestato, uno dei presunti capi dell’associazione per delinquere di Equalize e che avrebbe creato dossier con dati riservati prelevati in modo illecito, avrebbe realizzato anche un falso “atto informatico pubblico” per “offuscare l’immagine di Claudio Del Vecchio, fratello di Leonardo”.

Calamucci avrebbe creato, in particolare, un finto “rapporto” della Polizia di New York con cui “si dava atto” falsamente “di un controllo eseguito in quella città” nei confronti del fratello di Leonardo. Nel falso report, redatto all’apparenza nel 2018, si segnalava che era “in compagnia” di una persona “registrata” per “crimini sessuali” dal Dipartimento di Giustizia americano.

Il gruppo di hacker, poi, avrebbe dovuto inserire nell’estate 2023, secondo l’accusa per conto di Leonardo Maria Del Vecchio, un “captatore informatico” sul cellulare della fidanzata e modella Jessica Serfaty, ma non ci riuscì malgrado diversi tentativi di inoculare “il trojan”. A quel punto, sarebbero stati creati falsi messaggi tra lei e “un illusionista di fama mondiale”.

Tra gli indagati anche il collaboratore dell’imprenditore, Marco Talarico. Secondo le indagini, le ricerche di informazioni di Del Vecchio jr, richieste al gruppo di Equalize attraverso i suoi collaboratori, si sarebbero inserite nella contesa in corso sull’eredità di famiglia. Nel procedimento milanese una nomina come persona offesa è stata depositata nei giorni scorsi da Claudio Del Vecchio.

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Detenuto suicida a Poggioreale, aveva 28 anni

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Caso di suicidio nel carcere di Poggioreale, a Napoli, dove si è tolto la vita un uomo di 28 anni originario della provincia partenopea. È il quarto suicidio dall’inizio dell’anno a Poggioreale, l’undicesimo in tutta la regione. Sono 81 in tutta Italia, con il carcere di Prato e quello di Poggioreale al primo posto per numero di detenuti che si sono tolti la vita.

“Il sistema penitenziario – spiega il garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Samuele Ciambriello – è sull’orlo del baratro, una strage continua ma la politica tace ed è assente. Nessun argine da provvedimenti governativi o parlamentari, solo populismo mediatico e penale anche contro la dignità delle persone detenute, dei diversamente liberi.

Celle sovraffollate e tensione alle stelle, condizioni difficili che favoriscono atti di autolesionismo, scioperi della fame, scioperi sanitari. Nessun commento pubblico sui suicidi di Stato, che interrogano anche l’opinione pubblica. Ci sono omissioni di Stato, questi suicidi e gli atti di autolesionismo e le proteste rilevano un quadro inquietante che è sotto gli occhi di tutti. Indignarsi non basta più”. “Dall’inizio dell’anno ad oggi – prosegue Ciambriello – sono 1842 i tentativi di suicidio, 11503 gli atti di autolesionismo. Tra gli 81 detenuti che si sono suicidati l’età media è di 40 anni, tra questi 8 avevano un’età compresa tra i 18 e 25 anni”.

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