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Milano-Cortina, la Finanza: Malagò indicò la nipote Draghi all’ex ad Novari

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E’ “quantomeno singolare” come il presidente del Coni Giovanni Malagò “investa Draghi Livia”, nipote dell’ex premier Mario Draghi e che sarebbe stata assunta nella Fondazione Milano Cortina 2026 “su indicazione” dello stesso Malagò, “di un potere maggiore rispetto a quello di Novari”, l’ex ad, “al quale suggerisce di seguire le indicazioni di una sua sottoposta”. Lo scrive il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano. Il passaggio si trova in un’annotazione depositata al Tribunale del Riesame e agli atti dell’inchiesta milanese su presunti appalti truccati e tangenti nella gestione dell’evento delle Olimpiadi e Paralimpiadi, ma anche su assunzioni di persone legate al mondo della politica.

Nell’informativa del 25 giugno scorso la Gdf, coordinata dall’aggiunta Tiziana Siciliano e dai pm Francesco Cajani e Alessandro Gobbis, riporta numerose intercettazioni e stralci di verbali. Come quello di Vicenzo Novari – indagato e interrogato dai pm – il quale spiega che “il presidente Malagò mi segnalò il curriculum di Livia Draghi (…) precisandomi che ovviamente era un curriculum da valutare con attenzione”, ma che “la decisione sarebbe stata solo mia” e “vidi che quella persona lì era esattamente quello che stavo cercando”. Agli atti anche un’intercettazione nella quale Novari, parlando con la moglie, dice: “Malagò mi aveva detto ‘stai a sentì la Draghi!’ … ‘fregatene di tutto il resto'”. In sostanza, riassume la Gdf, Novari raccontava al telefono che “Malagò gli aveva indicato di seguire le indicazioni di Livia Draghi”, la quale “non vedeva di buon occhio l’assunzione della sorella” di un dirigente Rai.

Uno dei capitoli dell’annotazione delle Fiamme Gialle riguarda i “dipendenti della Fondazione” e si intitola “fenomeni clientelari e assenteismo senza alcun tipo di controllo interno”. Atti da cui emerge, come scrive la Gdf, che “i candidati presso la Fondazione, sotto il mandato di Novari, erano individuati prima ancora della selezione”. E che il “personale era individuato da Novari e Malagò”. Una responsabile delle risorse umane, sentita come teste nell’inchiesta, ha parlato anche dell’assunzione nell’ente di Lorenzo La Russa, uno dei figli del presidente del Senato: “Vi era la situazione di tale La Russa Lorenzo – ha messo a verbale – che non ho mai capito di cosa si occupasse in fondazione e che vedevo raramente al lavoro, il quale, a fine 2021, si candidò e fu eletto come rappresentante civico nel consiglio comunale di Milano.

Ciò ha fatto sorgere dei dubbi sulla conciliabilità contemporanea dei due ruoli ricoperti”. Esattamente La Russa fu eletto per Fratelli d’Italia consigliere del Municipio 1. Per la testimone “non vi era un sistema per controllare l’operatività del singolo dipendente” e “di fatto la situazione così concepita concedeva al personale poco diligente di imboscarsi”.

Agli atti, tra l’altro, c’è anche un’intercettazione del 19 aprile scorso tra Andrea Vernier, attuale ad della Fondazione, e Malagò, nella quale il primo “si lamenta del fatto che Antonio Marano non svolga le proprie mansioni sebbene pagato e beneficiario persino di un benefit non contrattualizzato”, ossia una macchina “con autista a spese della Fondazione”. Vernier, come si legge negli atti, diceva: “Lui già non fa un caz.. farà ancora meno”. E Malagò: “Comunque io ci parlo davanti a te, gli dico ‘Antò noi dobbiamo essere … essere adesso più realisti del re”.

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Mafia e estorsioni, tra gli arrestati anche ex senatore Papania

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Tra gli arrestati c’è l’ex senatore del Pd Antonino Papania, 75 anni, fondatore del movimento politico “Via”, accusato di scambio elettorale politico-mafioso. E’ stato arrestato anche l’ex vice sindaco di Alcamo, Pasquale Perricone 69 anni ritenuto l’intermediario fra Papania e il clan mafioso di Alcamo. Tra gli indagati Gregorio Savio Ascari, 54 anni, Giorgio Benenati, 55 anni, Francesco Coppola, 64 anni, Giosuè Di Gregorio, 54 anni, Salvatore Li Bassi 66 anni, Antonino Minio, 53 anni, Giuseppe Pipitone, 61 anni, Giuseppe Schiacchitano, 49 anni.

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Criminalità in Italia: Milano e Roma ai vertici, Napoli tra le metropoli più sicure

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I reati denunciati in Italia tornano a salire nel 2023, segnando il primo aumento dal 2013. Dopo la brusca frenata dovuta alla pandemia, il volume dei reati ha recuperato i livelli pre-Covid, superando per la prima volta le cifre del 2019. Secondo i dati forniti in esclusiva al Sole 24 Ore dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, i reati “emersi” nel 2023 sono stati 2,34 milioni, con un incremento del 3,8% rispetto all’anno precedente e dell’1,7% rispetto al 2019.

La crescita non indica necessariamente una recrudescenza della criminalità, come sottolineato dagli esperti: le oscillazioni su base annua devono essere monitorate, e i dati provvisori del primo semestre del 2024 mostrano già una lieve flessione (-1,1%). Tuttavia, il trend in aumento di reati violenti e truffe informatiche richiede particolare attenzione.

Napoli tra le città più sicure

Dall’analisi del Sole 24 Ore sull’Indice della criminalità, che considera i reati denunciati ogni 100mila abitanti, emerge un quadro interessante sulle principali città italiane. Milano, Roma e Firenze guidano la classifica delle città più colpite dai reati, con Milano che registra il maggior numero di denunce per abitante, seguita da Roma e Firenze.

In controtendenza rispetto ad altre metropoli, Napoli si posiziona bene, risultando una delle grandi città italiane meno violente (12esima posizione). Con un’incidenza di 4.576 reati ogni 100mila abitanti, Napoli registra numeri inferiori rispetto a città come Torino, Bologna e Firenze. Questo risultato evidenzia come, nonostante la sua reputazione spesso associata a episodi di criminalità, Napoli sia riuscita a contenere i livelli di reati denunciati, mostrando una dinamica più positiva rispetto ad altre città del Centro-Nord.

Aumento dei reati informatici e violenti

A livello nazionale, il report evidenzia un aumento significativo dei reati informatici e delle frodi, che hanno sostituito in parte la criminalità predatoria su strada. Le truffe informatiche sono cresciute del 10,3% rispetto al 2022 e del 42% rispetto al pre-pandemia. Inoltre, i reati violenti, come rapine in pubblica via e percosse, hanno mostrato un incremento preoccupante, soprattutto nelle aree metropolitane.

La geografia della criminalità

L’indice della criminalità, aggiornato per il 2023, offre una mappatura delle province italiane in cui si concentrano maggiormente le denunce. Milano, con oltre 230mila denunce, guida la classifica, seguita da Roma con oltre 256mila denunce. Napoli, invece, si colloca in una posizione più bassa, confermandosi una città meno interessata da fenomeni di criminalità rispetto ad altre metropoli, sebbene il numero totale di reati denunciati (135.805) resti rilevante.

In conclusione, sebbene i reati in Italia siano tornati a salire, il trend complessivo non suggerisce una “nuova emergenza criminalità”. L’Italia rimane, in termini generali, un paese più sicuro rispetto al passato, con le città del Nord in cima alla classifica per numero di reati denunciati, mentre Napoli si distingue per una migliore gestione del fenomeno criminale nelle sue strade.

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Calcio: Conte, questa squadra non si sporcava tanto le mani, siamo in crescita

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“Questa è una squadra che negli anni non amava tanto sporcarsi le mani, dopo quello che è successo l’anno scorso lo switch sta proprio in questo tipo di situazioni, oltre alle qualità tecniche e all’organizzazione che mettiamo. La squadra oggi mi è piaciuta, ha fatto ottime cose, anche nella pressione siamo stati bravi. E’ una squadra sicuramente in crescita, però questo aspetto non è facile da impiantare da oggi al domani. Quando ho denunciato alcune cose (post ko con il Verona, ndr), siccome ho un gruppo di ragazzi per bene, loro hanno capito e stiamo lavorando sulla voglia e sulla cattiveria”.

Lo ha detto il tecnico del Napoli Antonio Conte ai microfoni di Sky dopo il successo ottenuto in casa del Cagliari. “E’ un campo difficile, c’era vento ed era molto secco – ha aggiunto – Abbiamo iniziato molto bene, po’ c’è stata la questione dei fumogeni e dei botti che li ha un po’ facilitati perché ci ha spezzato il ritmo. Hanno usato palle lunghe e calci da fermo e ci hanno messo un po’ in difficoltà, poi a fine primo tempo abbiamo visto ciò che dovevamo fare meglio”. SPR NG01 azn 152038

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